Il progetto nasce dall’esplorazione dei colori primari come esperienza sensoriale, espressiva e relazionale, intesi non come elemento decorativo ma come linguaggio capace di raccontare il modo di stare con sé e con gli altri.
– Dal segno individuale al gruppo
Attraverso attività su grandi superfici ispirate alle composizioni di Piet Mondrian, i bambini hanno sperimentato confini e campiture, lavorando sia individualmente sia in spazi condivisi. Hanno accolto e rielaborato ogni segno e la rotazione intorno al tavolo ha trasformato l’elaborato personale in costruzione collettiva. L’esperienza ha sostenuto il rispetto dello spazio altrui, la tolleranza al cambiamento e il progressivo decentramento del punto di vista, favorendo la nascita di un senso di appartenenza costruito nel fare insieme.
– Cambiare sguardo, costruire simboli: i COLOR-POWER
I bambini hanno sperimentato che la realtà cambia a seconda dello sguardo. I visori ottici, costruiti insieme, hanno reso tangibile questa esperienza, permettendo di osservare il mondo attraverso filtri cromatici diversi. Da questo percorso sono nati i COLORPOWER, figure simboliche ideate dai bambini stessi. Non supereroi tradizionali, ma personaggi in cui la forza non coincide con la potenza fisica o con la capacità di prevalere sull’altro. I loro “superpoteri” risiedono nella gentilezza associata al giallo, nel pensiero associato al blu, nella parola e nella cura delle relazioni associate al rosso.
– La forza della gentilezza come competenza civica
Attraverso questa narrazione si è attivato un ribaltamento significativo dell’immaginario eroico. In un’età in cui i modelli di potere sono ancora plastici e fortemente influenzabili, abbiamo proposto un’idea di forza non aggressiva, in cui la capacità di ascoltare, mediare, aiutare e riflettere diventa elemento trasformativo. La parola sostituisce lo scontro, il pensiero precede l’azione, la gentilezza diventa competenza e non debolezza.
Questo passaggio si inserisce in modo coerente nella progettualità di educazione civica: riconoscere il valore dell’altro, abitare uno spazio condiviso, utilizzare la comunicazione come strumento di relazione e non di sopraffazione.
I COLORPOWER rappresentano così una forma di cittadinanza simbolica, in cui il potere è inteso come responsabilità verso il gruppo e capacità di contribuire al bene comune.
La narrazione condivisa ha permesso di trasformare qualità interiori in poteri riconoscibili e desiderabili, generando un cambiamento prospettico. Non “devo essere gentile”, ma “sono forte perché sono gentile”. In questo modo l’etica non viene imposta dall’esterno, ma interiorizzata come parte dell’identità.






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